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Scrivere un libro a 16 anni: dubbi, perplessità, risultati. – di Alessandra Borgia

Questo libro non assomiglia, nemmeno alla lontana, al classico “progetto scolastico” che tutti siamo abituati a conoscere. Non lo è, infatti: quello che avete in mano in questo momento è un prodotto finito, in vendita al pubblico, innovativo già nel suo processo di realizzazione.
Questo volume è stato interamente realizzato dagli studenti dei licei Artistico, Classico e Scientifico di Modica.

Hanno scritto i racconti, li hanno illustrati, li hanno corretti e impaginati fino a vedere pubblicato il risultato del loro lavoro.
Oggi il risultato mi riempie d’orgoglio, ma quando ho deciso di “imbarcarmi” in questo progetto, devo ammetterlo, non mi aspettavo di arrivare a tanto.

Pensavo che le storie che i liceali del 2017 avevano da raccontare fossero banali o troppo fantasiose: del resto, non si impara a scrivere un libro a sedici anni.

Ma mi sono dovuta ricredere.

Questi ragazzi hanno dimostrato di avere una sensibilità nel saper cogliere le incongruenze del mondo moderno che gli adulti, il più delle volte, non hanno più.

I temi che affrontano sono forti, talvolta cruenti: li trattano così come si dovrebbe fare, come fatti della vita, con schiettezza e semplicità. Ci accorgiamo subito che loro sono i veri cittadini di questo mondo, perché riescono a ritenere “normali” elementi dell’attualità che noi, troppo spesso, facciamo fatica ad accettare.

La vita si sta spalancando davanti ai loro occhi “nuovi” in tutta la sua complessità e, proprio perché ancora inesperti, sono aperti a tutta un’intera gamma di possibilità; sono ancora ottimisti, per fortuna: quel sentimento dilagante di sfiducia con cui gli “adulti” si sono abituati a convivere non li ha intaccati.
Per questo motivo riescono ancora a essere “incantati” dalle storie, anche da quelle più quotidiane: dentro ognuna di esse si nasconde un seme di vita, la possibilità di un’evoluzione positiva, la ricerca di un “happy ending” che, al giorno d’oggi, stenta ad apparire persino nelle produzioni hollywoodiane.
Questi racconti sono stati poi corretti: i ventisei ragazzi che hanno attivamente preso parte all’Alternanza Scuola-Lavoro “Selfie di Noi” hanno lavorato come membri di una vera casa editrice.
Sono stati scelti i correttori di bozze, gli editor, i grafici, i membri degli uffici Stampa e Marketing, in modo che ognuno di loro sviluppasse quell’attitudine che maggiormente lo contraddistingue.

Editor e Correttori, dunque, hanno corretto i testi ancora “imperfetti”, talvolta “abbozzati”: la tensione verso la resa migliore, l’esasperazione della ricerca della “parola giusta al posto giusto”, la cernita lungo le pagine alla ricerca degli errori più subdoli.

I Grafici, poi, si sono occupati della “resa grafica” del libro, dall’impaginazione dei racconti alla copertina. Senza di loro oggi avremmo in mano solo un mucchio di pagine sgangherate e totalmente inappetibili.

Ufficio Stampa e Ufficio Marketing, infine, hanno dovuto fare i conti con la vendita. Non è facile convincere il potenziale acquirente che il tuo prodotto è degno di essere scelto fra centinaia di altri, che il volume “valga il prezzo”. I ragazzi si sono dimostrati fin da subito consapevoli del problema e, decisi a non lasciare nemmeno una copia invenduta, hanno pensato alle più svariate strategie commerciali, hanno contattato le radio, hanno programmato eventi promozionali e giornate di discussione, dentro e fuori la scuola. Ognuno dei ventisei membri di “Selfie di Noi” si è trovato davanti a responsabilità prima sconosciute, che solo il mondo del lavoro può dare.
È evidente come, grazie a un’Alternanza Scuola-Lavoro ben strutturata, la scuola abbia l’occasione di far acquisire agli studenti nuove competenze: da un lato si insegna un “mestiere” nel vero senso della parola, dall’altro si forniscono quelle “competenze trasversali” tanto care alle università e ai datori di lavoro.
Ad aprile l’idea di aggiungere un ulteriore elemento di preziosità a un lavoro che prometteva già di essere ben fatto: le illustrazioni. Il liceo Artistico si è subito messo all’opera per produrre disegni da affiancare a ogni racconto; ognuno dei disegnatori ha usato tecniche diverse, ognuno ha letto i racconti secondo una particolare prospettiva: ognuno ha messo, in quell’immagine, qualcosa che parlasse di sé, che la rendesse unica.
Tutti i ragazzi che hanno lavorato a questo libro hanno partecipato a un’esperienza diversa dal solito: impegnativa, certo, ma anche gratificante. E come ogni esperienza dell’età formativa, anche questa viene capitalizzata nel nostro patrimonio di conoscenze, abilità e sentimenti.

Oggi è questo ciò che mi sembra più importante: la scuola fa “crescere”.

E lo fa in molti modi.

Se la scuola non deluderà le aspettative, neanche gli studenti le deluderanno: a loro dobbiamo dare voce, e fiducia.

Alessandra Borgia -Tutor interno Liceo Galilei Campailla di Modica – Ragusa

Gemma GemmitiScrivere un libro a 16 anni: dubbi, perplessità, risultati. – di Alessandra Borgia
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