index14.jpg

Al “Panetti-Pitagora” di Bari si raddoppia!

La Dirigente è stata perentoria: “Questo percorso si continuerà anche a settembre con un’altra pubblicazione!” conscia dell’ottimo risultato ottenuto dall’esperienza.

Siamo a Bari, in un Istituto Tecnico, il “Panetti-Pitagora” dove si è deciso di puntare sull’individuo prima ancora che sulla didattica. Il risultato?

Tantissimi studenti diplomati già impegnati, dopo poco tempo dal diploma, in lavori e/o studi universitari.

Una scuola dove al centro dicevamo c’è la costruzione dell’individuo, come cittadino responsabile, come professionista preciso, come uomo o donna attento/a.

Parte dei proventi ricavati dalla vendita del loro libro, “Selfie di Noi vol vol. 46 – Raccontiamoci” per un importo pari a € 700,00 è stata consegnata allo stesso istituto e sarà utilizzata per finanziare progetti scolastici.

Qui le FOTO della presentazione

La vita non è quella che si è vissuta,

ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla
 Gabriel García Márquez

Raccontiamoci è il risultato di un’esperienza di PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) particolarmente significativa, svoltasi nell’anno scolastico 2017-2018, con la casa editrice Gemma Edizioni cui ha partecipato la classe articolata terza Informatica B e terza Chimica, una classe numerosa e molto variegata per livelli di partenza e modalità di apprendimento.

L’esperienza della realizzazione di un percorso di lavoro socializzato, che prevedeva la produzione finale di un libro, ha rappresentato il volano per condividere esperienze, sfruttando la ricchezza derivante da un così gran numero di persone coinvolte, vedendone i vantaggi, le risorse e le opportunità derivate da tutto questo, piuttosto che le difficoltà.

La modalità espressiva scelta dai ragazzi è stata il racconto autobiografico o, meglio, la scelta di narrare un avvenimento della propria vita ritenuto particolarmente significativo e tale da aver prodotto in loro un cambiamento degno di essere sottolineato.

Ogni contributo è servito alla realizzazione di un lavoro finale, che, come un mosaico, ha composto uno spaccato delle loro vite, sulle quali i ragazzi hanno potuto riflettere, rendendosi conto di quanto siano uniche e straordinarie.

Ed hanno dato il loro contributo ragazzi dalle prime alle quinte classi: volevamo insegnare loro qualcosa e abbiamo imparato molto da loro. I ragazzi ci sorprendono sempre e anche i genitori leggendo i loro figli hanno capito qualcosa in più. “…ho letto e mi sono emozionata, ho trovato anche storie di ragazzi che sono amici di mio figlio ed ho capito qualcosa in più di loro. Avessi potuto leggerlo prima! Bellissimo lavoro che riscatta una generazione definita senza valori e che invece ne ha da insegnare…”, così ha scritto una mamma dopo aver letto il bellissimo racconto del figlio.

Un modo per far entrare in contatto ragazzi di età diverse e generazioni, attraverso l’autobiografia che è diventata per il gruppo classe uno strumento per la formazione dell’identità: la storia personale ha acquisito il senso di premessa per un progetto di sé più consapevole anche se in divenire.

Per il docente ha rappresentato la possibilità di meglio sintonizzarsi sui singoli, sulla loro storia personale, sulle loro diversità in ottica inclusiva, potendo così meglio valorizzare ogni soggettività.

I ragazzi hanno messo in gioco le loro multiformi capacità a vantaggio di tutti, trovando all’interno dei gruppi di lavoro le risorse per procedere ognuno secondo le proprie potenzialità sperimentando ruoli diversi. E raccontando i temi più svariati.

L’attuazione delle fasi di lavoro ha richiesto flessibilità, compatibilmente con l’organizzazione scolastica, ed è stata svolta interamente nelle ore di italiano per poterne meglio seguire le varie fasi di produzione nello specifico della materia.

Si sono potute valutare, in tal modo, competenze non a posteriori, ma mentre i compiti autentici venivano dai ragazzi realizzati e la loro è diventata una vera e propria ricerca-azione. E sono diventati “autori, imparando a scrivere.

Ognuno si è sentito unico, irripetibile, in grado di offrire il suo apporto, contribuendo alla riuscita finale del progetto nel rispetto delle modalità e dei tempi di apprendimento di ognuno, recuperando situazioni problematiche e curando, nel contempo, le eccellenze.

Un esempio, quindi, di service learning, un’attività non estemporanea o solo ricreativa, un setting didattico opportunamente costruito per favorire competenze metodologiche, didattiche e sociali.

I ragazzi hanno imparato a rispettare le regole di un lavoro condiviso e questo li ha resi cittadini migliori e più consapevoli, consentendo loro di implementare life skills all’interno di un rapporto di collaborazione civile e democratico.

Il gruppo classe, con o senza mezzi tecnologici, è stato la cellula vitale all’interno della quale, il collegamento costante tra riflessione linguistica e attività comunicativa ha determinato il raggiungimento di obiettivi che, a prima vista, potevano apparire al di fuori della portata di quei ragazzi, consentendo notevoli miglioramenti sia in termini di fluenza che di correttezza dell’espressione.

Tutto questo ha offerto la possibilità di imparare a comunicare con maggiore efficacia, poiché la scrittura è diventata per i ragazzi una costruzione più consapevole di scopi e significati nella concretezza di un testo da realizzare, rendendoli per questo cittadini migliori, comunque, più attenti e rispettosi nella scelta e nell’utilizzo delle parole.

E′ stata un’esperienza straordinaria per tutti dal punto di vista emotivo, che ha consentito di sperimentare la complessità richiesta da un obiettivo quale la produzione di un libro, rendendosi conto, contemporaneamente, dell’unicità di un lavoro e di un prodotto finale in tal modo ottenuto.

Prof.ssa Maria Teresa Giuliani

 

Gemma GemmitiAl “Panetti-Pitagora” di Bari si raddoppia!
Condividi questo post